Lo scrivo subito, così evitiamo malintesi e soprattutto risparmio lavoro agli amici di Report, che magari hanno già acceso il drone investigativo sopra il paddock.
Mi sono incontrato casualmente con Paolo Zampolli al Gran Premio di Miami.
Fine della notizia.
Non c’erano valigette. Non c’erano dossier riservati. Non c’erano stanze segrete. Non c’erano piani per destabilizzare l’ordine mondiale tra una safety car e un pit stop.
Solo due italiani che si salutano in mezzo ai motori, alla Formula 1, alla passione e a quella cosa pericolosissima che si chiama vita sociale.
Certo, capisco che per alcuni se due persone si incontrano diventa subito una “rete internazionale”. Se si stringono la mano, è una “trama”. Se sorridono, è una “lobby”. Se fanno una foto, siamo già al “sistema”.
Per tranquillizzare tutti, la prossima volta che incontrerò qualcuno casualmente al bar, manderò prima una PEC preventiva a Report con oggetto:
“Richiesta autorizzazione per saluto non sovversivo.”
Così magari evitiamo che un caffè diventi un’inchiesta, un selfie diventi un complotto e un Gran Premio diventi una puntata speciale.
Nel frattempo, confermo la cosa più scandalosa di tutte:
ci siamo incontrati, ci siamo salutati, abbiamo sorriso.
Gravissimo.