11 settembre. 411 vittime di origine italiana e italo-americana. Il terrorismo voleva seminare paura, loro ci hanno lasciato il coraggio.
Oggi rendiamo omaggio a tutte le 2.977 vittime innocenti dell’11 settembre. Non soltanto a quelle delle Torri Gemelle: New York, il Pentagono, i quattro aerei dirottati, tutte le famiglie spezzate da uno dei più feroci attacchi terroristici della storia contemporanea.
Ho preso parte alla commemorazione presso il Consolato Generale d’Italia a New York, insieme al Console Generale Giuseppe Pastorelli e al Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. Per noi italiani questa giornata ha un significato particolare.
411 nomi, 411 storie, 411 legami indelebili tra Italia e Stati Uniti.
Tra loro vigili del fuoco, poliziotti, medici, soccorritori. Mentre migliaia di persone correvano fuori dall’inferno, loro correvano dentro. È l’immagine che racconta la distanza tra civiltà e barbarie: i terroristi erano pronti a morire per uccidere degli innocenti, quegli uomini erano pronti a morire per salvarli.
L’11 settembre non è una semplice tragedia. È un massacro terroristico pianificato e deliberato. Venticinque anni dopo dobbiamo continuare a chiamare il male con il suo nome, senza attenuanti e senza ambiguità.
Ma il terrorismo ha fallito. Voleva lasciarci paura e terrore. Le vittime e gli eroi di quel giorno ci hanno lasciato coraggio, senso del dovere, sacrificio.
Quei 411 nomi raccontano anche chi sono gli italiani nel mondo: uomini e donne che arrivano, lavorano, costruiscono, si integrano senza dimenticare le proprie radici. E quando arriva il momento più difficile, ci sono.
Il terrorismo che li ha uccisi appartiene alla vergogna della storia. I loro nomi appartengono all’eternità.
Never Forget, per non dimenticare.






