Da Miami ho iniziato il 28 maggio, una settimana di incontri con le comunità di italiani negli Stati Uniti e in Canada per celebrare la Festa della Repubblica.
Le festività nazionali sono un momento estremamente sentito all’estero, che rafforza per i nostri concittadini il legame con il nostro Paese, un filo che non si esaurisce mai, anche dopo anni lontano dalla madrepatria, perché ricordano a tutti noi da dove è partito questo viaggio. Quando incontro le comunità di concittadini all’estero, vedo spesso negli occhi di chi mi parla tutti i sacrifici, le difficoltà, le incertezze che accompagnano una scelta come quella di cambiare vita e trasferirsi in un altro Stato.
Dai loro racconti ascolto però anche storie di riscatto, traguardi raggiunti con soddisfazione e successo. Capisco allora cosa ha significato per molti lasciare casa, famiglia, radici, e quanto coraggio ci voglia per farlo. E capisco, ogni volta di più, quanto sia sbagliato pensare a chi vive fuori dall’Italia come a cittadini di serie B.
Gli italiani all’estero non hanno abbandonato l’Italia: la portano con sé. La rappresentano nel mondo con il loro lavoro, con i valori, con il modo in cui si presentano ogni giorno. Sono un pezzo vivo e autentico della nostra identità nazionale. Non una periferia.
Il 2 giugno è anche per loro. È la festa di tutti gli italiani, ovunque si trovino. È il momento in cui la Repubblica si riconosce intera: non nei confini geografici, ma nelle persone che la abitano e la amano.