Ho partecipato all’Annual International Meeting di Confprofessioni e Aprinternational: un confronto importante tra professionisti, istituzioni e imprese su internazionalizzazione, mercati globali e opportunità concrete per le aziende italiane.
Dopo l’intervento del Vicepremier e Ministro Antonio Tajani sul Piano Export Italia, ho portato il mio punto di vista: quello di chi rappresenta gli italiani nel mondo, ma anche quello di chi l’internazionalizzazione la vive ogni giorno, sui mercati, nelle imprese, nella competizione reale.
L’Italia ha una forza straordinaria: migliaia di imprenditori, professionisti e aziende che ogni giorno portano nel mondo qualità, creatività, competenza e credibilità. Sono italiani che costruiscono valore, aprono mercati, creano lavoro e fanno onore al nostro Paese.
Ma questa forza non basta raccontarla. Va riconosciuta, protetta e messa a sistema.
Il vero salto di qualità è smettere di considerare gli italiani all’estero come una periferia del sistema Italia e iniziare a trattarli come una delle sue leve strategiche più importanti.
Ci sono due nodi decisivi.
Il primo è l’Italian Sounding. Troppo spesso si confonde chi internazionalizza davvero l’impresa italiana — investendo, producendo, aprendo mercati, creando occupazione e portando valore reale al nostro Paese — con chi invece copia i nostri prodotti, usa nomi, colori, simboli o etichette che richiamano l’Italia e prova a vendere nel mondo una falsa italianità.
Questa distinzione è fondamentale. Perché difendere il #MadeinItaly non significa solo proteggere un marchio: significa difendere le imprese vere, gli imprenditori veri, il lavoro vero e la qualità italiana vera. Chi porta l’Italia nel mondo va sostenuto. Chi usa l’Italia come travestimento commerciale va fermato.
Il secondo nodo è la burocrazia. Le imprese italiane che competono nel mondo non hanno bisogno di ostacoli, moduli e lentezze. Hanno bisogno di istituzioni rapide, competenti, presenti. Per questo considero importante il percorso di riforma del Ministero degli Esteri richiamato dal Ministro Tajani: una trasformazione che richiederà tempo, ma che può finalmente rendere la macchina pubblica più vicina a chi produce, esporta e rappresenta l’Italia nel mondo.
La sfida non è solo aiutare le imprese italiane ad andare all’estero.
La vera sfida è costruire un sistema Italia globale, capace di proteggere chi crea valore, premiare chi innova e rendere l’Italia più forte nei mercati internazionali.
Non è uno slogan.
È una responsabilità politica, economica e nazionale