Visti falsi, sicurezza nazionale e lavoro italiano: ora lo Stato deve andare fino in fondo.
L’arresto dell’ex ambasciatore italiano in Uzbekistan, nell’ambito dell’inchiesta sui visti rilasciati a cittadini russi con documentazione ritenuta falsa, è un fatto gravissimo.
Ma non è un fulmine a ciel sereno.
Da tempo denuncio alle Procure competenti l’esistenza di un sistemai opaco e pericoloso legato al rilascio illecito di visti italiani. Non l’ho fatto per cercare visibilità, ma perché quando si tocca l’accesso al nostro Paese non si parla di burocrazia: si parla di sicurezza nazionale.
Ringrazio la Guardia di Finanza per il lavoro svolto, per la serietà dell’indagine e per aver dimostrato ancora una volta che lo Stato, quando vuole, sa arrivare fino in fondo.
Ogni visto falso non è solo un documento irregolare. È una porta aperta senza controllo. È un rischio per i cittadini. È un danno per l’Italia. È una ferita alla credibilità delle nostre istituzioni.
E c’è un altro tema che molti fanno finta di non vedere: il lavoro degli italiani.
Quando qualcuno entra attraverso canali illegali, quando il sistema viene alterato, quando le regole vengono comprate, falsificate o aggirate, a pagare sono anche i lavoratori italiani, le imprese oneste, chi rispetta la legge e chi costruisce il proprio futuro senza scorciatoie.
L’Italia deve essere aperta a chi arriva legalmente, lavora onestamente e rispetta le nostre regole. Ma deve essere durissima con chi trasforma i visti in merce, le ambasciate in sportelli privati e la funzione pubblica in un affare personale.
La domanda vera è semplice: com’è possibile che per vent’anni nessuno abbia visto nulla? Nessuno abbia denunciato nulla? Nessuno abbia voluto davvero aprire questo vaso di Pandora?
Io continuerò a farlo. Senza arretrare di un millimetro.
Perché questa non è una battaglia personale. È una battaglia per lo Stato, per la sicurezza nazionale e per gli italiani che rispettano le regole.
E ora avanti.
Passiamo al prossimo dossier. Perché purtroppo siamo solo all’inizio…